La riabilitazione e la Paralisi cerebrale infantile: storia recente e tendenze attuali

La riabilitazione e la Paralisi cerebrale infantile: storia recente e tendenze attuali

Il seminario guidato dal dottore fisioterapista Massimo Cozzaglio per conoscere gli approcci riabilitativi più idonei ed efficaci alle necessità del proprio bambino, con una grande attenzione sull’importanza del gioco.

 

Sabato 15 febbraio in Humanitas e in diretta streaming si è tenuto il seminario gratuito “La riabilitazione nel bambino con Paralisi cerebrale infantile”, dedicato alle famiglie, ai volontari e agli operatori di riferimento del bambino. Un incontro molto partecipato, con svariate domande sia in aula che da casa, che ha permesso di conoscere i differenti approcci riabilitativi esistenti, con una particolare attenzione sulla centralità del ruolo del bambino.

Ad aprire la mattinata il prof. Nicola Portinaro, direttore medico scientifico di Fondazione Ariel e il presidente di Fondazione Ariel, il notaio Massimo Linares, che hanno portato i loro saluti alle famiglie, introducendo il dottor Massimo Cozzaglio.

Il dottor Massimo Cozzaglio ha presentato un excursus storico del processo di riabilitazione legato alla Paralisi cerebrale, definendola come “un gruppo di disordini permanenti dello sviluppo del movimento e della postura che provocano limitazione dell’attività, che sono attribuiti a disturbi non progressivi verificatisi nello sviluppo del cervello fetale o neonatale […] spesso accompagnati da disturbi della sensazione, percezione, cognizione, comunicazione, disordini comportamentali, epilessia e problemi muscolo scheletrici secondari”, secondo la definizione risalente al 2006/2007 e ancora oggi ritenuta valida.

“Con la costituzione delle prime associazioni di genitori di figli con disabilità negli anni ‘50 è cresciuta l’attenzione sul tema anche del mondo accademico, portando alla definizione di veri e propri metodi per la diagnosi, la cura e il trattamento riabilitativo di bambini con lesioni cerebrali”, ha sottolineato il dottor Cozzaglio. In particolare determinante nell’evoluzione della Riabilitazione infantile è stato l’apporto del pediatra e neuropsichiatra Adriano Milani e del suo impegno per l’inclusione dei bambini con disabilità, la loro partecipazione alla vita sociale e la tutela del gioco come espressione naturale del bambino e forma di apprendimento.

Fino agli anni ’80 sono stati sviluppati diversi metodi e ausilii per facilitare l’acquisizione di funzioni motorie, ma il bambino veniva di fatto considerato oggetto passivo di manovre ed esercizi proposti.

Col passare degli anni, questa concezione “chiusa e totalitaria” è andata via via perdendosi, lasciando il posto a nuovi approcci basati sull’interazione del bambino con l’ambiente circostante. Fino ad arrivare a oggi: “Le conoscenze attuali nel campo delle neuroscienze indicano che qualsiasi comportamento motorio inizia con la formulazione di un piano d’azione sulla base di un’intenzione che emerge da bisogni ed emozioni”.

Negli anni 2000 e sino ai giorni nostri in più parti nel mondo l’approccio riabilitativo si è orientato quindi verso attività che vedono il bambino attivo, in ambienti stimolanti, rispettoso dei tempi del bambino e della famiglia, con proposte finalizzate e dirette. Un intervento integrato multidisciplinare quindi che favorisce la sua motivazione, in ambienti arricchiti da molteplici stimoli sensoriali.

“Esistono oggi differenti approcci riabilitativi, ma i più efficaci sono quelli che producono movimenti auto-generati dal bambino, in un contesto “arricchito”, favorito dall’aumento dell’interazione con i genitori”, sostiene il dottor Cozzaglio, citando anche Angela Maria Setaro, autrice del volume “Paralisi cerebrale infantile. Cosa i genitori vogliono sapere” (scaricabile sul sito di Fondazione Mariani previa iscrizione):

“L’intervento riabilitativo deve tenere conto di cosa è utile imparare per quel bambino, con quelle difficoltà, in quel contesto di vita, in quella fase di sviluppo, proponendo attività funzionali su misura per ogni singolo bambino, che permettano di sperimentare e acquisire strategie trasferibili e riproducibili nel contesto di vita quotidiana”.

È necessario quindi salvaguardare la dimensione emotiva, relazionale ed affettiva del bambino attraverso l’utilizzo del gioco, che risponde al naturale e preferenziale canale di apprendimento del bambino. “E’ all’interno del gioco che il bambino può dare il meglio di sé stesso (affettività, sfide, interesse). Non sono la ginnastica o la palestra – ha ribadito il dottor Cozzaglio -, ma è il gioco il momento in cui il movimento può svilupparsi. A volte si forzano delle situazioni che possono creare dei problemi in futuro (gattonare fino a 7 anni rovina le ginocchia e i gomiti). Bisogna privilegiare un approccio volto alla salvaguardia del bambino”.

Il dottor Cozzaglio ha infine concluso il suo intervento illustrando il manifesto programmatico delle “6 F”, ispirato da oltre due decenni di ricerche sviluppate dall’associazione canadese Can Child, fra le realtà più attive a livello internazionale nello studio della Paralisi cerebrale infantile, di metodi di riabilitazione e trattamenti specifici.  

 

- Funzioni:  che cosa le persone fanno, "ruolo", "lavoro" sono sinonimi (per il bambino il "gioco" è il "lavoro")

- Fun: include attività particolari in cui i bambini sono coinvolti o in cui hanno piacere a partecipare

- Famiglia: rappresenta l'ambiente fondamentale per tutti i bambini

- Fitness: si riferisce a come i bambini sono fisicamente attivi, includendo esercizi o altri tipi di attività ricreative

- Friends:  l'amicizia con i pari; lo sviluppo sociale è un aspetto essenziale della personalità

- Futuro: lo sviluppo del bambino, le sue aspettative e quelle dei suoi genitori e i sogni per il futuro

In definitiva, secondo gli studi più recenti, al centro della riabilitazione dovrebbe essere posto il bambino, con i suoi interessi, in un contesto stimolante e senza pressioni esterne, con un atteggiamento propositivo dei genitori. In queste circostanze, il gioco diventa un momento fondamentale poiché contribuisce, in un certo senso, ad “attivare” gli stimoli del bambino che sarà sempre più “motivato” a sperimentare il movimento.

 

 

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